Brienza

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Comune di Brienza

 

Comune (PZ)
E Abitanti  4.055
Altitudine 706 mt.
Superficie 82,69 Kmq
* C.A.P. 85050

 

  Municipio 0975.381003
  Biblioteca Comunale 0975.381003
  Guardia Medica 0975.381114
  Carabinieri 0975.381001


BRIENZA

La storia
Quasi certa l’origine longobarda del centro che sorse, col nome di Burguntia o Burgentia, intorno all’VIII sec., come roccaforte in un luogo ritenuto inaccessibile alle incursioni nemiche e particolarmente adatto al controllo della vallata sottostante.
Assegnata da Federico II a Gentile de Petruro e, successivamente, dagli Angioini ai De Poncellis, dal XV sec. Brienza legò strettamente la sua storia alla famiglia dei Caracciolo che si insediarono stabilmente nel castello, risalente agli Angioini, ampliandolo. L’ultimo vero feudatario fu, nel 1700, Litterio Caracciolo che si adoperò molto per il paese: arricchì la rocca di numerose opere d’arte, e rifondò, nel 1788, il “Monte del S.S. Rosario di Brienza”, istituzione benefica che aveva lo scopo di assistere i poveri del luogo, cui forniva medicamenti gratuiti, assicurando quattro maritaggi all’anno. Istituì altresì la Scuola Normale per l’insegnamento ai bambini di ogni ceto sociale.

 

Cosa vedere
Brienza è uno dei pochi centri della Basilicata in cui è sopravvissuta la struttura architettonica dell’antico borgo medievale. Arroccato sul colle, lambito ad Ovest dal torrente Pergola, e dominato dal vecchio Castello Caracciolo fornisce uno spettacolo suggestivo ed unico in tutta la regione. La visita al paese può cominciare da Piazza del Municipio, ove è stato collocato il monumento a Mario Pagano, cittadino di Brienza nel 1700, martire della Repubblica Partenopea. Qui si erge il Convento dei Frati Minori Osservanti, risalente al 1571, sede del Municipio, con l’annessa Chiesa dell’Annunziata.
Sobrio ed elegante nella facciata, il convento racchiude un chiostro, impreziosito da un notevole ciclo di affreschi di Leonardo Giampietro, del 1741, di scuola michelangiolesca. Un altro affresco dello stesso autore, raffigurante una drammatica Deposizione, è conservato nell’antico Refettorio (oggi Sala Consiliare). La Chiesa del Convento, dedicata all’Annunziata, si presenta a navata unica, molto ampia. Pregevoli alcune opere in legno: il pulpito e il coro, attribuiti a Nicola La Sala (1735), un Cristo tardo-medievale e il soffitto e lo stipo, decorato con figure di santi, che ornano la sagrestia. Tornati su Via Mario Pagano, che costituisce il corso principale ove si svolge la vita del paese, è possibile osservare numerosi palazzi nobiliari dai preziosi portali di pietra. Sul lato sinistro della strada si aprono le strettule, vicoli caratteristici del paese, che offrono scorci assai singolari: tra le più suggestive, quella detta di Maruggi. Percorsa quasi tutta la strada, si incontra la Chiesa di S. Zaccaria, le cui origini sembrano risalire al 1222. Nella sua struttura attuale, ad una sola navata, fu costruita nel 1571 e poi successivamente rimaneggiata nella prima metà del ‘700.
Di notevole interesse è il monumentale portale di pietra, attribuito al “marmoraro” Andrea Carraro di Padula (1750).
All’interno si trovano un altare centrale e alcune tele di ottima fattura, tra cui una Circoncisione della scuola di Luca Giordano e un S. Pasquale del ‘700, nonché due telamoni lignei. A sinistra di Via Mario Pagano si apre la Piazzetta del Sedile, alle pendici del borgo medievale. Nei pressi è la Salita di S. Maria ove, nel c.d. Chiazzino, era situata la porta principale del borgo e dove oggi si trova il portale di pietra forse più bello di tutto il paese. La visita al borgo è sicuramente un’esperienza singolare e affascinante. Tuguri e antri ricavati nella roccia, con la quale si confondono e che si fa fatica ad immaginare adibiti ad abitazione, si susseguono confusi a qualche rara, più signorile abitazione. Spesso le strade costituiscono budelli inestricabili, chiusi perfino alla luce del sole, come la suggestiva Via degli Archi, così detta per gli archi poveri e stretti che, rincorrendosi, portano ad una piazzetta scoscesa circondata da case di roccia. Proseguendo, sulla destra si scorge, infine, il Castello Caracciolo. La rocca era, forse, una antica fortezza angìoina di cui rimane traccia nel mastio cilindrico, che emerge dalla massiccia mole, e nella semitorre circolare, situata al centro della cinta muraria per interrompere l’uniformità della cortina e assicurare una più efficace difesa. Ai Caracciolo si devono i successivi ampliamenti e la singolare forma, quasi triangolare, su tre piani.
Una scalinata in pietra, a cielo aperto, conduce ad un terrazzo a terrapieno posto davanti all’ingresso principale. Nelle vicinanze del Castello è la Chiesa Madre dell’Assunta, probabilmente risalente alla fine dell’Xl sec., fortemente rimaneggiata a seguito dei terremoti del 1761 e 1857, quando furono aggiunti l’ampio sagrato e la cripta per la sepoltura del clero. L’interno si presenta diviso in tre navate (ma originariamente potrebbe essere stata una sola), con un prezioso altare maggiore bicromo con decori in oro. Nella navata sinistra è posto un secondo altare, del 1729, arricchito da un palliotto a motivi floreali. Di un certo interesse è il coro ligneo a 38 stalli, risalente al 1769, e la cantoria finemente lavorata e arricchita di un organo. Sul fonte battesimale - un’acquasantiera in pietra lastricata - troviamo scolpito lo stemma della famiglia Caracciolo. Sul versante opposto del colle è la parte più antica del paese, risalente al VII sec., abbandonata a seguito del terremoto del 1857, dove è possibile ancora distinguere resti di mura a delimitazione del perimetro della Chiesa di S. Martino (o delle Grazie), dell’XI sec. Di fianco alla torre, posta a guardia dell’estremità del muro di cinta giusto a strapiombo sul torrente Pergola, è la porta detta appunto Torricella, che introduce al rione di S. Michele. Qui troviamo la Cappella di S. Michele Arcangelo, detta dei Greci perché adibita al rito ortodosso. Ad unica navata, in pietra rettangolare, all’interno contiene un unico altare e un ciclo di bellissimi affreschi di difficile attribuzione. A monte dell’ abitato è posta la Chiesa del SS. Crocifisso risalente, secondo la tradizione, al 1237, sebbene studi più recenti l’abbiano datata a non più di quattro secoli fa. Si tratta di un piccolo edificio ad unica navata che conserva, al suo interno, alcuni affreschi del 1700. Di sicuro impatto per il visitatore è la sua posizione, su un’altura che domina l’intero corso del Melandro, in un’area circondata da boschi che si anima durante le celebrazioni del SS. Crocifisso.

da: "Le valli del Melandro"    
    Comunità Montana del Melandro  

 

 

 

 

Manifestazioni ed eventi:

10 maggio

Festa in onore di San Cataldo  (Patrono)

3° domenica
di settembre

Festa del Santissimo Crocifisso - Tradizionale volo dell'Angelo

La festa più sentita per i burgentini è quella del Crocifisso, che si svolge in due momenti: quello della salita al Monte, la prima domenica di maggio, quando il Crocifisso viene portato in processione fuori del paese, nella cappella omonima, e quello del rientro, la prima domenica di settembre. In quest'occasione un bimbo, vestito da angioletto, porta doni al Crocifisso.

 

 

 
Fiere e Mercati

mercati:

ogni mercoledì

fiere:

9 maggio / 2 settembre / 16 dicembre


Altri Eventi (segnalati)

 


 

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