Forenza (PZ)

 

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Comune di Forenza

 

Comune (PZ)
Abitanti  2.544
Altitudine 836 mt.
Superficie 115,60 Kmq
C.A.P. 85023

 

  Municipio 0971.773861
  Guardia Medica 0971.773465
  Carabinieri 0971.773003


FORENZA

È arduo e difficile parlare di Forenza e della sua storia antica e moderna, perché le notizie reperibili sono scarne, e i dati in nostro possesso sono come degli appunti di collage per un cartulario, e non una cronistoria ordinata e critica.
Dagli scrittori romani è citata soltanto cinque volte. Più ricca doveva essere la cronaca di questo secondo millennio, dai Longobardi ai giorni nostri. Però spesso non possiamo fare se non delle ipotesi: non esistono fonti sicure, e si lavora riprendendo e citando notizie e dati ricavati da biblioteche e archivi nazionali, regionali e privati (come il Doria). Tanto più che l'archivio del nostro Comune fu distrutto insieme con la mobilia del municipio, sul largo della piazza dalle donne inferocite di Forenza, e dato alle fiamme il 14 Febbraio 1892, per protestare contro la tassa "foci" (di famiglia). Allora i "Piemontesi" per sedare la rivolta spedirono un battaglione di bersaglieri, che pose il quartier generale nel palazzo di Tufaroli. Incomprensibilmente è andato distrutto, smarrito o trafugato anche l'archivio dei Francescani; e questo non si può veramente capire. Perché i Frati sono stati sempre a Forenza, anche durante la Soppressione. Avremmo avuto nelle mani dei dati preziosi, conoscendo la precisione con la quale, anche per obbedienza, i Frati redigevano le loro croniche. Nemmeno la cronaca dell'ultima guerra mondiale! È stato un barbaro o un barberino?.
La conclusione è questa: Forenza non ha alcuna fonte civile o religiosa, dove attingere per una copiosa ed ordinata istoria. Noi siamo qui per porgere una fiaccola di tanta luce e una piccola orma di tanto cammino.


 

UBICAZIONE E SITO DELL'ANTICA FERENTUM

Forentum "validum oppidum" l'ha chiamata per primo Tito Livio, quando il console romano Quinto Giunio Bubulco nel 335 di Roma, dopo aver piegato l'opposizione di Venosa, costrinse alla resa gli strenui difensori di Ferentum. Era allora probabilmente su una collina distante una diecina di chilometri da Venosa, sulla via obbligata che portava da Venosa a Bantia e ad Acheruntia (allora non esisteva Maschito), nella zona ora detta di S. Martino e un po' a destra verso Palazzo nella zona detta "I Castelli". Oggi la zona viene nomata "La Difesa" alla così detta Terra della Perna e alla grotta del Tesoro. Vi dovrebbero essere degli avanzi di ruderi di muratura forse romana, non credo che vi siano avanzi di mura megalitiche; perché questi avrebbero resistito certamente di più alla edacità del tempo e alle ingiurie dell'uomo, che ha tenuto il suolo in continuo lavoro. Una fiumara delimitava i confini fra le due città: oggi nelle mappe topografiche appellata Macchia Rotonda, ma allora Acqua del Toro (o di Tora): Toro, perché discende da Monte Caruso, sul quale i Venosini vi trovarono la sorgente del loro acquedotto e presso la quale un toro si dissetava. Era quindi in una posizione strategica, e i Romani per penetrare nel cuore dell'antica Lucania e aprirsi il varco verso le valli del Bradano e del Basento dovevano superare questo primo ostacolo. Tito Livio ne riparla una seconda volta, quando due anni dopo Bubuico occupò Acheruntia. Perché vi fu un secondo scontro? Vi fu una ribellione? I Ferentani assalirono alle spalle i Romani impegnati contro Acheruntia? Tito Livio non lo dice. La Lucania fu tutta conquistata 30 anni dopo nel 298 a.C. L'ambiguità leggendo Tito Livio esiste ed è ancora più evidente quando nello stesso Libro e nel 10° capitolo (anno 320) così dice: "Aulius cum Ferentanis uno secundo praelio debellavit urbemque ipsam, quae se fusa contulerat acies, obsidibus imperatis, in deditionem accepit". (Confronta anche Diocforo Siculo). Quindi già Auto Cerretano aveva avuto un duro scontro con la nostra città, non potendo supporre che i Ferentani di cui si parla siano gli abitatori Frentani ai confini della Puglia con il Mouse, perché non si può identificare una loro città nell'urbem ipsam. Quindi la prima e più probabile ipotesi: Ferentum nella contrada di S. Martino e di Macchia Rotonda.
Altre ipotesi che trovano credito presso autori moderni come Lacava, Torelli ed altri (vedi anche la carta topografica dell'Istituto Geografico militare del 1963) identificano l'antica Ferentum nella stessa Lavello, come da iscrizione epigrafica e cocci ritrovati presso il cimitero; oppure ancora più lontano nella zona di Monte Quercia presso Gaudiano, sulla strada appia-traiana che da Venosa portava a Canosa.
Ma tutto questo ha bisogno di una premessa. Gli scrittori antichi quasi sempre parlano di Ferentum in Apulia. Lo stesso Orazio, pur affermando che Ferentum è in Lucania, per Acerenza usa l'attribuio "celsa" alta, per Banzi usa il sostantivo "saltus" e per Forenza l'attributo "humilis".
Ferentum humilis, bassa non soltanto in paragone ad Acerenza, ma anche nei riguardi di Banzi e della stessa Venosa puntò della sua osservazione. Allora sarebbe da scartare l'ipotesi di S. Martino, essendo molto più alta di Banzi e di Venosa. Tito Livio e Diodoro dicono che Ferentum era in Apulia, e così riportano tanti altri scrittori e dizionari. La linea di demarcazione fra le due regioni, sussistendo il dubbio dell'antico sito, non poteva essere sui contrafforti appenninici, ma giù nel piano, verso l'Ofanto. Tanto più che Ferentum viene soggiogata nel 317, dopo che i Romani già padroni di Venosa, hanno stipulato un'alleanza con Canosa; ed è su questa linea che dovremmo porre Ferentum.
Quindi l'antica Ferentum nel piano; la trasmigrazione sarà avvenuta in due successivi momenti. Nel secolo IX (Venosa è occupata dai Saraceni nell'850) il primo insediamento nella contrada dì S. Martino, ma che per i Forenzesi diventa una zona di parcheggio, per poi iniziare la scalata e costruzione della nuova città verso il mille, allettati non soltanto dall'impervia vetta, ma anche dalla sicurezza che poteva dar loro il torrione di fortezza, ivi costruito dai Longobardi.
I Saraceni, la difesa di Forenza, la denominazione della via Torca ci invitano a parlare della leggenda del Gigante di Barletta, che noi tratteremo a parte.

Tratto dal libro di Padre Emilio Giugno  
"FORENZA - Usi - Costumi - Leggende"

 

 

 

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