Grumento Nova (PZ)
(Saponara di Grumento)
 

 

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Comune di Grumento Nova

 

Comune (PZ)
E Abitanti  2.053
Altitudine 771 mt.
Superficie 66,17 Kmq
* C.A.P. 85050

 

  Municipio 0975.65044
  Ambulatorio Comunale 0975.65215
  Carabinieri 0975.65041

Grumento Nova

Posizione geografica.

Grumento Nova è posizionato su un colle di forma allungata orientato in senso nord-sud, di mt. 771 s.l.m., composto di tre cime: S. Michele, Castello e Chiesa madre. Domina la pianura, solcata dai fiumi Agri e Sciaura, ove sorgeva l’antica Grumentum. Il suo territorio ha una superficie di Kmq 66.17 e confina a nord con Marsicovetere e Viggiano, a ovest con Tramutola, a est con Montemurro e Spinoso e a sud con Sarconi e Moliterno.

 

 

Etimologia del nome.

Esso è diretta filiazione di “Grumentum”, nome dell’antica colonia romana, con l’aggiunta di “Nova”. La sua etimologia è dall’osco Grama (Pagus, villaggio) + il suffisso del caso obliquo greco –entos (come in Tarentum, Buxentum, ecc.).

Il nome medioevale di Saponara, (in origine Saponaria) deriverebbe per il Racioppi dal tardo latino Sabulum (sabbia) + aeria (aia).

Una etimologia più attendibile, conseguente agli scavi archeologici effettuati attorno alla Chiesa Madre, ove sono state rinvenute le fondazioni di un Serapeo (tempio dedicato al dio Serapide) lo vuole derivato da Sarapìon o Serapìon (tempio di Serapide) + aeria (aia ove sostavano gli animali per il sacrificio).

 

 

Dati demografici.

Il    più antico (Cedolario 1277): fuochi 402 (ab. 2412)

Il più recente (ISTAT 1996): ab. 1909

 

 

Cenni storici.

Tra il VI e il V sec. a.C. alcuni popoli osco-sabellici invasero da nord le valli lucane e fra questi (come attesta Plinio) i Grumentini.

E’ probabile che, prima ancora che venisse fondata dai Romani la colonia militare di Grumentum, esistesse un centro indigeno con lo stesso nome.

Distrutta la città romana dai Saraceni, in più fasi, sul finire dell’anno 1000, la parte più consistente dei superstiti trovò rifugio sull’antistante colle di Saponara.

Infeudato dai Normanni intorno al 1060, conobbe quale primo Feudatario Roberto d’Altavilla, Conte di Montescaglioso.

Tolto al figlio Guglielmo, per la ribellione contro il Re Ruggiero II, venne assegnato alla famiglia dei Fasanella.

In epoca sveva (1246) troviamo Saponara sotto il dominio di un Tommaso di Fasanella che, a sua volta, avendo partecipato alla congiura di Capaccio, si vide confiscato il Feudo da Federico II.

Anche Manfredi fece saccheggiare la cittadina da bande di Saraceni perché i Sanseverino, che ne erano venuti in possesso nel 1254, parteggiavano per gli Angioini.

Carlo I d’Angiò restituì nel 1267 Saponara a Ruggero Sanseverino, Conte di Marsico. Con i Sanseverino, che lo tennero ininterrotamente sino al 1806, il Feudo conobbe periodi di grande splendore ma anche di decadenza. Il ramo dei Sanseverino di Saponara raggiunse la massima potenza nel 1622, allorquando divennero, con Luigi, Principi di Bisignano, primo Principato del Regno di Napoli.

Agli inizi del 1700 raggiunse una certa notorietà Aurora Sanseverino,  poetessa dell’Arcadia romana, andata sposa a Niccolò Gaetani d’Aragona, Principe di Laurenzana.

Cessata la Feudalità nel 1806, Tommaso di Saponara fu nominato da Giuseppe Bonaparte, Ministro del Regno di Napoli.

In epoca risorgimentale partecipò attivamente ai moti liberali del 1820-21 (con Gherardo Ceramelli), del 1848 (con Antonio De Cilla) e all’attività mazziniana del 1853 (con Giulio Cesare Giliberti).

Rasa al suolo dal sisma del 1857, che fece più di 2000 vittime, fu interessata, anche dal fenomeno del Brigantaggio, durante il quale si segnalò Donato Toscano (alias Caronza) e Diego Di Rago (alias Lineo).

 

 

Itinerario nel centro antico

Punto di partenza dell'itinerario consigliato è Largo Umberto (lungo il Corso Vittorio Emanuele), in epoca medioevale chiamato “Lo steccato”, in quanto i Conti vi tenevano i cavalli alla stanga.

Qui si possono ammirare la Cappella Giliberti , risalente al 1860 e i resti dell'imponemte Castello San Severino , dell’XI sec., la cui scuderia conserva una serie di affreschi settecenteschi dai pittori Perrone ed Altobella, raffiguranti degli angeli con lira.

Proseguendo per via Roma, in Piazza Municipio, s’incontra la Cappella gentilizia S. Caterina (3/a), con corte antistante e pregevole portale in pietra del 1713. Appartenuta alla nobile famiglia Ceramelli, presenta una cupola schiacciata con riquadri dipinti d’azzurro.

Poco più avanti (di fronte alla Caserma dei Carabinieri) vi è un palazzo cinquecentesco (oggi adibito ad abitazione privata) ove venne istituito dalla Contessa di Saponara Isabella Gesualdo l’aristocratico Monastero di S. Giovanni Battista dell’Ordine Carmelitano (3/b).

Alla fine di via Roma vi è la Piazza Arciprete Caputi ove, sulla destra, è sita la Chiesetta del SS. Rosario , del 1680 che presenta sul frontone principale una decorazione in pietra, simbolo della Congregazione del S. Rosario. All’interno conserva uno splendido altare policromo barocco, con pregevole paliotto di scuola napoletana.

Salendo una ripida stradina si giunge alla Chiesa Madre , ricostruita, dopo il terremoto del 1857, su un preesistente edificio del 1118. Essa fu consacrata a S.Antonino, Martire di Apamea. Presenta una facciata di stile neoclassico e conserva al suo interno, dietro l’altare maggiore, la preziosa reliquia della Terra mista al sangue di Cristo, importata da Gerusalemme nel 1282 dal Conte Ruggero Sanseverino.

Scendendo da Piazza Arc. Caputi lungo via Garibaldi, si giunge in rione S. Rocco ove, in aderenza alle antiche mura medioevali, si ergono gli adiacenti Palazzi cinquecenteschi Giliberti e Danio, fra cui è collocata la cappella gentilizia di S. Maria della Pietà. Essa presenta sul portale d’ingresso un rosone raffigurante la Madonna delle sette spade e all’interno un gruppo scultoreo che riproduce la Pietà di Michelangelo. Oggi è detta Cappella Camilla Caputi.

Proseguendo per via S. Infantino si giunge alla Chiesetta di S. Rocco ,, costruita dopo la peste del 1656, che conserva al suo interno una pregevole statuetta lignea del Santo.

Ritornando indietro lungo via Sotto le Mura, che costeggia appunto i resti delle mura medioevali, si incontra la Chiesetta di S. Infantino ,, antica struttura basiliana del X sec. d.C., il cui nome all’origine era S. Maria di Costantinopoli. All’esterno si nota una nicchia quadrilobata con l’immagine della Madonna dipinta su lamina di rame e all’interno, sulla parete di fondo, affreschi con i Santi Martiri Cosma e Damiano.

Percorrendo la lunghissima salita di via B. Maiorino si arriva in rione Clemenza ove è ubicata la Chiesetta Madonna della Clemenza ,, una volta chiamata S. Maria di Loreto, con annessa Abbazia di proprietà dei Sanseverino.

Deviando a destra, per una breve discesa, si ritorna in Corso Vittorio Emanuele. Di qui proseguendo a sinistra per circa un Km. si giunge al Convento francescano dei Cappuccini ,. La struttura venne edificata nel 1555 in un luogo ove sorgeva già la chiesetta di S. Giacomo e S. Filippo Apostoli. Sede di una ricchissima Biblioteca nel 1734 divenne capofila di una delle tre Custodie monastiche della Basilicata, quella delle Marine.
Nel territorio extraurbano occorre segnalare altre emergenze monumentali, fra cui la Chiesetta Madonna delle Grazie ,, lungo la SS. 103 in località S. Sebastiano, dell’XI-XII sec. d.C., con un simulacro in pietra ritenuto molto miracoloso, il Santuario della Salus Infirmorum, (in località Grumentino), così detto perché nel 1739 fece cessare un’epidemia pleuritica e il Santuario di Maria di Monserrato, a 6 km. dal centro abitato, ai confini con il territorio di Tramutola.

 

 

 

Escursioni consigliate:

Scavi archeologici di Grumentum

(S.S. N. 103, a 5 Km. dal centro abitato)

L'antica città romana di Grumentum ebbe origine nella prima metà del III sec. a.C., contemporaneamente a Venusia e a Paestum. Fu  un sito militarmente strategico collegato dalla Via Herculia, alla via Appia, nei pressi di Venosa e alla via Popilia, nei pressi di Nerulum (Rotonda). Un braccio dell’Erculia da Grumentum giungeva ad Eraclea, sulla costa ionica.

Tra il III e il II sec. a. C., Grumentum visse un periodo di grande floridezza economica, nonostante due tentativi di conquista da parte dei Cartaginesi, guidati da Annone e Annibale, nel 215 e nel 207 a.C..

La guerra sociale (91-89 a.C.), scoppiata tra Roma e la Confederazione dei popoli meridionali, fece sentire i suoi effetti anche a Grumentum che, devastata, conobbe una lunga crisi economica e demografica.

Assegnata nell’87 alla Tribù Pomptina, riemerse dalle difficoltà agli inizi della seconda metà del I sec. a.C.

Durante l'età augustea si ebbe un’intensa attività costruttiva con la sistemazione dell’impianto urbanistico, il rifacimento in basoli delle strade e la costruzione di impianti di acqua corrente con la captazione, mediante un imponente acquedotto, della sorgente Castagneto di Moliterno.

Di questo periodo è la costruzione del Teatro, dell’Anfiteatro, del Capitolium, del Macellum nell’area del Foro, delle Terme imperiali e di splendide Domus.

Fra il IX e il X sec., tre successivi attacchi saraceni frantumarono l’assetto economico ed urbanistico della città i cui abitanti trovarono rifugio in luoghi circostanti, meglio difesi, dando origine a piccoli Paghi, fra cui Saponaria (oggi Grumento Nova).

Agli albori del Cristianesimo, nel 370 d. C., Grumentum divenne sede episcopale con Papa Damaso, poi trasferita a Marsiconuovo, allorquando il Vescovo, sotto l’incalzare dei Saraceni fu costretto a fuggire.

Con l’istituzione della Sovrintendenza Archeologica di Basilicata nel 1964 e l’arrivo di Dinu Adamesteanu si diede concreto inizio alla valorizzazione delle emergenze archeologiche di Grumentum, sfociata nella creazione del Museo Nazionale dell’Alta Val d’Agri, inaugurato il 16 Dicembre 1995.

 


(Ricerche storiche, monumentali ed antropologiche di Vincenzo Falasca, Presidente I.R.S.A.B.
< Istituto Ricerche Storiche Archeologiche Basilicata > sede: 85050 Grumento Nova (Potenza), via Maiorino 117/bis.
Copyright riservato.     E-mail: [email protected]

 

 

Manifestazioni ed eventi:

domenica dopo Pasqua

Festa in onore della Madonna del Grumentino

6 giugno

Festa in onore di San Giuliano (c.da Rungi)

ultima domenica
di agosto

Festa in onore della Madonna del Monserrato
Tipica della manifestazione è la sfilata degli Alabardieri, Congrega di origine spagnolesca, in divisa verde-oro.

ultimo giovedì
di agosto

Sagra del vino

 

 
Fiere e Mercati

fiere

6 gennaio / 2 febbraio / 25 marzo / lunedì successivo all'ultima domenica di agosto / II° domenica di ottobre / 7 novembre / 7 dicembre.

mercati

II° e IV° giovedì del mese


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