Oasi del Pantano
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Hanno Scritto

B a c h e c a la Sellata

gli Artisti

Montagna di Viggiano e Volturino

Comune di Pignola

 

 

LA PIANA DEL PANTANO DI PIGNOLA
 

Riserva naturale Lago Pantano di Pignola

Da Potenza il Lago del Pantano è raggiungibile uscendo dalla città seguendo la statale n 94 in direzione di Picerno; ad un chilometro circa dalla periferia dell’abitato, poco oltre lo svincolo della superstrada Basentana, si devia a sinistra per una strada che sottopassa la superstrada e, dopo circa 6 km, si inizia a costeggiare il lago del Pantano. Davanti a noi sullo sfondo si apre un’ampia veduta sul lungo crinale descritto nelle pagine precedenti; sulla destra si scorge la profonda vallata di Fossa Cupa.

L’importanza naturalistica del lago è legata alle sue caratteristiche di semi-naturalità, dovute alla scarsa pendenza delle sponde ed alla ridotta variazione del livello delle acque nel corso dell’anno, caratteristiche che consentono alla vegetazione acquatica costituita da canne, giunchi, tife, di avere un ambiente stabile. Quest’insieme di condizioni creano situazioni ideali alla nidificazione o allo svernamento di numerose specie di uccelli.

Nel corso degli ultimi anni il numero di specie presenti nello specchio d’acqua è aumentato sia per lo stabilizzarsi delle condizioni ecologiche, sia per la protezione accordata all’area.

Seppure limitata, sussiste una zona alberata e arbustiva, un tempo estesa su un’area più vasta, costituita da salici, pioppi, ontani, biancospino, rosa canina, caprifoglio, viburno. Avvicinandosi alle sponde del lago prevale la vegetazione palustre con specie più fortemente legate alla presen­za dell’acqua come la canna di palude, che raggiunge altezze di oltre due metri, la tifa, presente anche lungo i canali di scolo e varie specie di giunchi.

La vegetazione acquatica più evidente è rappresentata dal ranuncolo d’acqua, dalla lingua d’acqua, con le grandi foglie ovali ed una evidente fioritura verde sostenuta da un robusto peduncolo, dalla lenticchia d’acqua, pre­sente nella acque ferme e facilmente riconoscibile per gli addensamenti di piccolissime foglie verdi che si formano nel periodo estivo.

Il lago che osserviamo oggi è il risultato di profonde modi­fiche avvenute nel corso degli ultimi decenni di questo secolo che, fortunatamente, non hanno determinato situa­zioni di grave danno ambientale.

Notizie certe sulla presenza di questo specchio d’acqua sono riconducibili ad una stampa del 1702 che posiziona il lago ai piedi dell’abitato di “Vigniola”, nelle immediate vicinanze della chiesa della Madonna del Pantano. Doveva trattarsi sicuramente di un piccolo specchio d’acqua dell’estensione di pochi ettari formato dal ristagno di acque piovane, trattenute da un rudimentale sbarramento di pietra e terriccio, in quanto il lago non ha nessun immissario diretto. Tuttavia esso rappresentava una risorsa economica di rilievo per l’attività della pesca, per l’uso delle acque per irrigare orti e per dissetare gli animali al pascolo, per la raccolta delle canne, dei giunchi e della paglia usate per l’intreccio.

Nell’800 si comincia ad ipotizzare la realizzazione di opere di prosciugamento delle acque per eliminare i problemi igienici dovuti alla presenza di paludi, ritenute veicolo di malaria, e per recuperare terreni alle coltivazioni; la sproporzione tra risorse finanziarie necessarie alla realizzazione delle opere di drenaggio dell’acqua e l’esiguità dei terreni bonificati, fece cadere ogni ipotesi di risanamento.

Il lago torna ad essere una risorsa economica appetibile negli anni ‘60 di questo secolo, quando nell’area industriale di Tito si insedia una grande industria chimica che richiede l’approvvigionamento di grandi quantità d’acqua per i propri impianti. Vengono progettati allora lo sbarramento, il dragaggio del fondo del lago per aumentarne la capacità di accumulo e gli impianti di pompaggio e depurazione delle acque.

La crisi dell’industria chimica e la chiusura degli impianti di Tito portano ad un ridimensionamento del progetto che, anche per l’intervento delle associazioni ambientaliste, viene adeguato alle esigenze di conservazione dell’ambiente palustre, ormai colonizzato da numerose specie di uccelli legati all’ambiente acquatico.
 

 

da: Sellata-Volturino - A.P.T. Basilicata      
testo di Adriana Bianchini - Caterina Coppola


 

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.agg. al 01/05/2008