Gli Specchi del Tempo
Vito Leone - Tonino Tarantino
 

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C o m m e n t i    F o t o g r a f i e Cento anni di vita - dal 1881 al 1980
foto-album della comunità bellese

 


Ai giovani e giovanissimi bellesi soprattutto,
vicini e lontani,
affinché, avvicinandosi incuriositi o affascinati
alle vicende del passato,
possano sempre riconoscere, esaltare
e riproporre occasioni
di libertà e di socialità
come ancoraggio sicuro
in un mondo sempre più uniforme
e senza ideali,
dominato dalla produzione
e dal profitto.

 

NULLUM EST SINE NOMINE SAXUM

Fino ad una ventina di anni fa Bella, come tutta la Basilicata, sembrava un paese senza storia; il nostro stesso centro urbano ci sembrava "vecchio", ma non "storico"; questa convinzione ha fatto prevalere la decisione di "ricostruire" e non quella di riparare-ristrutturare il paese.
Oggi, da una parte apprezziamo i vantaggi e le comodità di un paese "nuovo", dall'altra abbiamo nostalgia del paese-"presepe". E allora avvertiamo il bisogno di recuperare ogni traccia, anche la più piccola, della storia; non è possibile che il terremoto abbia fatto perdere con le case antiche anche ogni testimonianza del nostro passato.
Questo nuovo sentimento ci fa vedere sotto una luce nuova, ci fa "riflettere" sulle foto dei nostri padri, che nel testo sono "raccontate" da narratori d'eccezione, da bellesi che amano profondamente il loro paese e le loro radici e che ci restituiscono così quella identità perduta.
Vito Leone e Tonino Tarantino, ma anche tutta l'Amministrazione Comunale, vogliono dedicare questa cronaca preziosa ed originale a quanti hanno nostalgia delle loro origini, a quanti sono stanchi e vedono scorrere nella loro mente le immagini struggenti della loro infanzia, a tutti coloro che hanno abbandonato Bella, ma sono orgogliosi del loro paese e ne portano alto il nome, a tutti coloro che sono ancora costretti a lasciare le loro case, ma, nelle città e nei paesi "stranieri", lungo le vie del mondo, hanno un sobbalzo nel cuore, ogni qualvolta sentono il nome di Bella, e allora... sentiranno il bisogno di "sfogliare" questo libro.

NON OMNIS MORIAR

CATALDO SABATO
Sindaco di Bella
 


La passeggiata di Bella vuota, con qualche animale che razzola e sul fondo, davanti al caffè, uno stuolo di paesani raccolti in posa, seduti o in piedi, come per una foto di gruppo, trasforma per un istante la città in un grande teatro all'aperto, dove la rappresentazione della vita quotidiana si arresta e tutto si ferma, lo spazio si svuota, per lasciare agli spettatori del futuro un ricordo. Queste fotografie fanno rivivere non solo il passato, ma anche il presente, lo riempiono di mille vite lontane.
Il sottotenente Vitantonio Bruno, per esempio, era partito per la guerra nel 1915, lo vediamo in una foto del 1917, prima che cada sul monte Asalone lo stesso anno. Più avanti, ovvero più indietro nel tempo, un altro sottotenente di Bella, Carmine Sansone, appare ancora con il casco e le sue piume di bersagliere delle colonie, prima di cadere nella battaglia di Adua il 1° marzo 1896. Una processione della Madonna del Carmine invece riassume la vita profondamente religiosa del paese.
Una nave proveniente da New York, dopo una traversata di circa un mese, ci parla di infinite sofferenze, di vite passate lontano da casa, dalla famiglia, dagli oggetti più cari, e del ritorno dopo tanto tempo, forse per rimanere, forse per ripartire, e mi ricorda la nave con cui arrivò mio padre ragazzo, figlio di minatori emigrati nelle lontane Americhe.
I dipendenti dell'impresa Vincenzo Massaro ci guardano ancora da un'altra pagina, in una foto del 1928: uomini e donne che lavorano, anche ragazzi, seduti in terra davanti a tutti. Un commerciante bellese degli anni Trenta squaderna ancora la sua mercanzia in una bancarella sulla strada: sono le bancarelle che ancora oggi vediamo nei mercati e nelle fiere, ma lui sta davanti al negozio con oggetti di uso quotidiano: cappelli bianchi, scarpe, stoffe per confezionare gli abiti. La squadra di calcio del 1932 sembra raccolta davanti a noi per dirci che quasi niente è cambiato, anche se tutto è differente. E anche Giuseppe Restaino ci guarda con occhiata di sfida dalla sua spider, pronto a lanciarsi nella corsa a trenta o quaranta chilometri l'ora. Nella stessa pagina sembra lo guardi sarcastico Annibale Malanga, primo fotografo bellese, che forse aveva raccolto alcune di queste immagini.
Gli anni passano, i vestiti cambiano. Nel '50 davanti al bar Piciulo piccoli e grandi si raccolgono in posa, come per un avvenimento. La famiglia Travertino è invece davanti alla fattoria. Sono orgogliose le ragazze che seguono il corso per imparare a cucire e pieno di calore è lo spettacolo improvvisato nel quartiere. Cambiano le abitudini e le macchine (la Lancia Aprilia), ma restano le squadre di calcio, sempre le stesse, sempre diverse.
Altre pagine, altri anni, quelli sessanta e settanta: tanti volti scorrono davanti ai nostri occhi e ci lasciano immaginare il suono delle parole di tante feste, di incontri politici, o culturali o sportivi, a volte soltanto il silenzio dei momenti di ordinaria tranquillità.
Poi il terribile sisma del 23 novembre 1980, i grandi cambiamenti, non solo nelle cose, non solo esternamente. Ed insieme ad essi, forse proprio a causa di essi, le immagini sembrano ancora suggerire l'immutato desiderio del popolo bellese di riannodare il filo con il suo passato più autentico.
E arriviamo così ai giorni nostri dove non sono più i paesani che ritornano dall'America, ma sono gli extracomunitari che vengono a cercare casa, lavoro e un destino diverso. I ragazzi dell'Ucraina che cercano la salute. Gli abitanti di Bella, un tempo costretti a vivere lontano dal loro paese d'origine, ora accolgono gli stranieri bisognosi.
Le fotografie raccolte da Vito Leone e Tonino Tarantino sono immagini di vita quotidiana, che ci parlano non solo della vita di un paese lontano attraverso il secolo appena terminato, ma ci parlano anche di noi stessi, del nostro futuro. La fotografia che, come diceva Roland Barthes, ci mostra gli aspetti sconosciuti del nostro stesso volto, lo straniero che sta dentro di noi, qualche volta fa anche il contrario, ci mostra il volto familiare e amico di persone lontane che non abbiamo mai visto e che sentiamo profondamente vicino. La fotografia, arte che parla della morte, della sparizione, è anche arte della vita e della permanenza nel tempo. Restituendo a Bella il suo passato, Tonino e Vito hanno dato alla città, e a noi stessi che la guardiamo, anche un presente. Guardando questi uomini così lontani, infatti, che hanno vissuto e lavorato e lottato come noi adesso, ci sentiamo parte di una lunga tradizione, comprendiamo di venire da lontano e ci accorgiamo che forse andiamo lontano.


SANDRO BERNARDI

 

Il presente volume è pubblicato
sotto il patrocinio del
COMUNE DI BELLA
e con il contributo della
CURATELLA COSTRUZIONI SNC - BELLA

 

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