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Comune (PZ)
E Abitanti  6.378
Altitudine 632 mt.
Superficie 70,59 Kmq
* C.A.P. 85050

 

  Municipio 0971.796211
  Guardia Medica 0971.794682
  Carabinieri 0971.794001


TITO

La storia. Le notizie più certe sul paese risalgono al XII sec, periodo in cui fu feudo di Matteo da Tito. Appartenne alla contea di Satriano e poi agli Sforza. Prima di allora, fonti sparse fanno ritenere la presenza di un nucleo originario, fondato all'inizio del 1000 a.C., in località oggi detta Tito Vecchio, nei pressi della stazione,poi distrutto nell’800 a.C. Il nome risalirebbe con tutta probabilità al console romano Tito Sempronio Gracco, ucciso a tradimento in queste terre dai soldati di Annibale, nel 212 a.C. Nel V-VI sec d.C. molti dei suoi abitanti si trasferirono nella vicina Satrianum per sfuggire alle continue invasioni dei Goti.
Anche Tito ebbe i suoi eroi nei moti repubblicani per la Repubblica Partenopea del 1799, e partecipò ai moti carbonari del 1820-21 e del 1848.
 

Cosa vedere. Il centro del paese si snoda lungo il corso principale, che è anche strada rotabile, sulla quale i giovani titesi si dedicano al quotidiano “struscio”. Al centro dell’abitato si trova la piazza del Seggio, ove èstato eretto il monumento ai Caduti e sistemata una bella fontana. Dell’omonimo Palazzo del Sedile è di rilievo un imponente arco durazzesco.
Numerose le chiese e cappelle meta di culto da parte della popolazione locale. In via Giostra si incontra la Chiesa della Madonna delle Grazie, del XIX secolo. Di epoca incerta, più volte restaurata, è la Chiesetta del Calvario, in cui sono collocati due altari in pietrame. Nella parte alta del paese si erge l’ex convento francescano di S. Antonio, risalente al 1514, che conserva, alle pareti e alle volte del portico, interessanti affreschi del Pietrafesa del 1606.

Attigua la Chiesa Madre, con portale del 1848 e due campanili a tre piani; nell’interno a tre navate è possibile ammirare una tela e un pulpito ligneo del XVII secolo.

 

Le escursioni. La collina di Satriano-Percorrendo la Statale 95, che da Tito porta a Brienza, e oltrepassato, al Km 23,3 il varco di Pietrafesa, a mt 855, si scende tortuosamente nel bacino del Melandro che qui offre scorci suggestivi. Rasentando le pendici della Serra di S. Vito, in alto a sinistra si scorge la torre di Satriano che, da un’altezza di 956 metri, visibile per vari chilometri da più punti, domina tutto il territorio. Il sito, raggiungibile in macchina fino ad un certo punto, e poi a piedi, presenta i resti della torre quadrata edificata dai Normanni nel XII secolo, ruderi di mura e di un’ antica basilica dedicata a S. Stefano protomartire. E’ ciò che resta dell’antica Satrianum, roccaforte longobarda sorta su un sito dalla complessa storiografia, successivamente contea normanna e sede vescovile, rasa al suolo definitivamente nel 1420 circa ad opera di Giovanna II.
La collina di Satriano è uno dei luoghi simbolo della storia della Lucania antica, poiché presenta un’articolata stratificazione archeologica che va dall’età del ferro al Medio Evo. Gli scavi hanno portato alla luce reperti che attestano l’esistenza di influenze elleniche, come ceramiche a tre colori e suppellettili verniciate in nero. Individuate, inoltre, una Acropoli e varie necropoli, nonché, lungo il pendio sud-occidentale della collina, in un’area ricca di acque sorgive, i resti di un’imponente fortificazione e di un santuario (databile tra il IV e il III sec. a.C.) dedicato ad una divinità maschile guerriera.
Il Santuario presenta un’architettura molto complessa: un muro a delimitazione dello spazio sacro, in cui si trovava il tempietto a pianta quadrangolare della divinità, una sala da banchetto, uno spazio per il culto, un portico.
Molti dei reperti ritrovati nelle varie campagne di scavo si possono ammirare nel Museo Archeologico “Satriano le Origini”, a Satriano, in Via De Gregorio.
Della Satrianum dell’età del ferro sappiamo che fu una città fiorente, grazie alla sua posizione strategica. Posta su una delle vette nord-sud più alte di questa parte del Meridione, si presenta come crocevia tra la costa tirrenica e il Golfo di Taranto: ad Ovest, infatti, il valico verso Brienza la collega al Vallo di Diano; la valle del Melandro favorisce le relazioni con la Campania e, infine, facili collegamenti con Potenza l’avvicinano alla valle del Basento e, quindi, alla costa ionica. Per questo motivo alcuni hanno avvicinato l’antica Satrianum all’altra, sola, comunità italiana dell’età del ferro la cui storia ci è stata dettagliatamente tramandata, Roma. Entrambe, infatti, nascono come stazioni di vitale importanza su vie di comunicazione. Distrutta nel 330 a.C. da Alessandro il Molosso, zio di Alessandro Magno, che sull’acropolis fece in seguito costruire una fortezza, Satrianum fu espugnata dai Romani nel 30 sec. a.C. Risulta essere sede vescovile già nell’878: qui si conservavano le reliquie di S. Laverio, ucciso durante le persecuzioni di Diocleziano. La sua definitiva rovina avviene nel 1420, quando è rasa al suolo per volere di Giovanna II, e mai più ricostruita. I suoi abitanti si dispersero nei paesi vicini di Pietrafixa (oggi Satriano) e Tito, e del suo glorioso passato non rimasero che il nome, i resti che ancor oggi possiamo visitare e i racconti a metà tra la realtà e la fantasia circa la sua distruzione

 

La storia e la leggenda. Sulla definitiva distruzione dell’antica Satrianum la ricostruzione storica vuole che nel 1421, al tempo della crudele regina Giovanna II di Napoli, due prefetti della milizia reale, accompagnassero da Terlizzi una “bella nobile e leggiadra donzella”, destinata al servizio della regina. Fermatisi a Satriano per trascorrervi la notte, la donzella fu rapita da alcuni giovani del paese che abusarono di lei. I due giovani prefetti, non avendo altre armi, riuscirono con le preghiere a liberarla, ma giunti a Campagna assoldarono tre compagnie di avventurieri e tornarono verso il paese per ridurlo a ferro e fuoco, non risparmiando il popolo inerme né le mura della cattedrale in cui questo aveva trovato rifugio. Giovanna II, compiaciuta perché l’offesa alla corona era stata lavata col sangue, premiò i due giovani capitani.
Ma la leggenda, alimentata dai racconti dei pastori, racconta di una bella regina che, trovandosi in un castello poco distante da Satriano, e saputo che lì viveva un bel baronetto, vi si recò con tutta la sua corte al seguito, con gran tripudio di fanfare e campane a festa. Ma i tentativi di conquistare il giovane vennero ben presto vanificati da una donzella dello stesso seguito reale, la nobile Sieal, per la quale il baronetto fu preso da folle amore. Pazza di gelosia, la regina la fece rinchiudere ai confini del regno. Tuttavia l’uomo, animato dalla passione, riuscì con i suoi guerrieri a liberarla e condurla con sé alla torre: fu la fine per Satriano. La regina ordinò di mettere a ferro e fuoco la città, mentre, sotto le macerie del castello, caddero i due infelici amanti. Ancor oggi i mandriani raccontano che a mezzanotte, quando canta il gallo e il cielo è scosso dall’uragano, si odono gli zoccoli di cavalli al galoppo, quelli del baronetto e della bella Sieal.

 

Eventi e manifestazioni. Come in molti altri centri della Basilicata, grandi festeggiamenti sono riservati alla Vergine.
A Tito molto sentita è la festa in onore della Madonna del Carmine, la prima domenica di maggio, quando la statua viene portata, dalla Chiesa Madre del paese, alla Chiesa della Madonna del Monte. Qui viene periodicamente celebrata la Messa e si effettuano pellegrinaggi, fino all’8 settembre, data in cui i titesi, in processione, riportano la statua della Madonna in paese, lasciandola però all’ingresso dell’abitato, a raccogliere le preghiere dei fedeli. Sempre in onore della Madonna del Carmine, si svolgono festeggiamenti la prima domenica di luglio, nel caratteristico borgo detto “ai piedi della Terra”, dove si ritiene sia sorto il primo nucleo di Tito, e dove si trova una piccola cappella aperta solo in occasione della festa. Altre manifestazioni sentite tra la popolazione sono quelle in occasione della Pasqua: la Via Crucis vivente il Venerdì Santo e la processione dell’Addolorata in costume il Sabato Santo. È da segnalare, inoltre, il cerimoniale in onore di S. Giuseppe che si tiene il 18 marzo: in quest’occasione si svolge una gara tra gli abitanti di Tito per la raccolta di fascine, che poi verranno accese nei vari rioni del paese, in competizione tra loro per il falò più grande.

 

da: "Le valli del Melandro"   
Assessorato al Turismo 1998     
di: Comunità Montana del Melandro

 

 

 

Manifestazioni ed eventi:

2° domenica
di maggio

Festa in onore della Beata Vergine del Carmine
Processione dalla Chiesa Madre alla Madonna del Monte Carmelo dove periodicamente viene celebrata la S. Messa e vi si reca in pellegrinaggio.
Tradizione vuole che la Madonna sia apparsa per allontanare una terribile tempesta che stava per distruggere il paese. Da allora la Madonna è patrona della comunità insieme al patrono principale San Laviero Martire.
Dalla seconda domenica di maggio all'8 settembre la statua della Madonna alloggia in una cappella in cima al Monte Carmine.

13 giugno

Festeggiamenti in onore di Sant'Antonio da Padova

7 settembre

Festa in onore di San Laviero (Patrono)
(Viene festeggiato insieme alla Madonna del Carmine
)

8 settembre

Festa in onore della Beata Vergine del Carmine
Processione dal Monte alla Chiesa Madre, la statua della Madonna del Carmine viene riportata in paese dove viene lasciata all'ingresso per raccogliere le preghiere dei fedeli.

17 novembre

Festa in onore di San Laviero (Patrono)
(in ricordo del martirio avvenuto a Grumento Nova il 17 novembre del 312 D.C.
)

 

 

Fiere e Mercati

8 settembre

Fiera delle merci e del bestiame

mercati

2° e 4° giovedì del mese - via San Vito


Altri Eventi (segnalati)

 


 

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