fine di un viaggio

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fine di un viaggio

PRESENTAZIONE

Si, forse sono giunto veramente alla fine di un viaggio fotografico appassionante.
In questi tre anni ho raccolto un migliaio di foto (senza perderne nemmeno una) di tutti i tipi e soprattutto le ho ricevute da tanti armentesi; quasi ogni famiglia ha contribuito, rovistando tra i suoi album, alla raccolta di foto più o meno interessanti.

Grazie ancora a tutti!

In questo ultimo lavoro ho voluto dedicare una sezione ai nati del 1955. E' stato un po' difficile rintracciare gli amici-coetanei sparsi per tutta Italia: qualcuno è nato per caso ad Armento, altri si sono trasferiti in giovanissima età, altri ancora forse non hanno capito la mia intenzione ... Pazienza.

Una sezione è stata dedicata agli ultimi due nati, Nicolas Maria e Giacomo. Il piccolo Giacomo ha conquistato alcuni records: "genitori e nonni più giovani".

Con i Disegni di Giuseppe Martino prima, e dell'arch. Giuseppe Saponara dopo, ho voluto ricordare alcuni tra gli armentesi che si sono distinti nella vita del paese. I testi sono tratti dal libro di Tomaso Pedio: "Dizionario dei patrioti lucani, artefici ed oppositori: 1.700-1870".

Altre parti significative sono andate a due avvenimenti molto importanti di quest'anno, la grande nevicata ed il viaggio a Castronovo di Sicilia: indimenticabili entrambi.

Per finire, come in ogni festa che si rispetti, ho voluto inserire alcune foto di fuochi d'artificio.
Un particolare ringraziamento a quanti, dopo tre album, hanno "dimenticato" di prestarmi le loro foto. E' stato comunque un successo!

Grazie a Nino Caiazza, per il prezioso aiuto che mi ha dato e... scusate per il disturbo, non era nelle mie intenzioni.

Gianni Di Capua

BREVI CENNI STORICI

Armento non è solo un antico centro della Basilicata, non è solo un invisibile punto geografico, è soprattutto un appagamento interiore, un luogo dell'animo, un amore senza fine.
Secondo il più autorevole storico lucano, Giacomo Racioppi, Armento deriva da ramet con il suffisso -alis: RAMENTALIS ed in seguito allo spostamento della r si ottiene ARMENTALIS, ossia terra cosparsa di anfratti e macchie idonee al pascolo.
Secondo altri deriva da ARMAMENTUM, deposito di munizioni o fortezza abitata da guerrieri.
L'attuale nome ARMENTO compare per la prima volta in un documento medioevale del 1068 (Bolla di Godrano).
Secondo lo storico Strabone (60 a.C. — 20 d.C.) Armento potrebbe derivare dalla città greca di Galasa, costruita nei sec. VII- VI a.C. da una colonia greca insediatasi in località Serra Lustrante. Qualcuno affaccia persino l'affascinante e fantasiosa ipotesi che la nascita di Armento risalga alla guerra di Troia come lascia immaginare l'iscrizione del nome Patroclo su un vaso a tre manici rinvenuto in uno dei tanti scavi. Di sicuro nel IV sec. a.C. in Armento si sviluppa una importante scuola di ceramisti : i ceramisti indigeni si distaccano dalla scuola greca e da quella italiota perché preferiscono dipingere gli eroi del mito anziché le scene funebri.
"Le scene predilette dai ceramisti di Armento raffiguravano figure danzanti e volanti, dando libero sfogo al loro temperamento esuberante... La scuola di Armento aveva i propri soggetti, i propri gusti e li variava con amore di artista e non per amore del commercio. In ogni faccia del vaso si trovavano dipinte scene mitologiche diverse per ciascun verso, ma dipinte con eguale cura, tanto che per Armento non si può parlare di dritto e di rovescio" (Ramagli).
Di ritorno dalle guerre contro Cartagine si suppone abbia soggiornato in Armento il console romano Terenzio Lucano con lo schiavo Publio Afro (restano a testimonianza in Armento una Via ed un Palazzo intitolati a Terenzio Lucano); in seguito il console Terenzio affrancò lo schiavo e, assecondandone l'indole, gli fece acquisire in Roma una notevole educazione letteraria. Publio Afro, da cittadino libero, prese il nome di Terenzio e divenne un famoso commediografo, grandissimo descrittore di stati d'animo e di passioni interiori in contrapposizione al più famoso Plauto, autore di commedie dalle battute grossolane e ridanciane.
Nel Medioevo Armento arrivò a contare oltre 4.000 abitanti e per la sua posizione strategica venne contesa a lungo tra Bizantini, Longobardi e Saraceni, questi ultimi definitivamente scacciati tra il 972 ed il 982 dall'abate Luca, uomo di fede e d'azione, monaco basiliano e fondatore di chiese e monasteri. Nel 1035 venne costruita accanto al castello Armento (uno dei tre castelli che fortificavano la cittadina) la Chiesa Madre dedicata a S. Luca, chiesa che nel XV° secolo venne arricchita di uno stupendo campanile di stile gotico. Purtroppo incurie ed infiltrazioni d'acqua fecero sì che tra la fine del 1946 e l'inizio del 1947 (per precisione il 27 gennaio1947) la Chiesa Madre crollasse trascinandosi il campanile ed alcune case sottostanti. Si salvò solo la cripta della vecchia chiesa Madre che, ristrutturata, venne consacrata a S. Vitale, altro monaco siciliano che onorò con la sua taumaturgica presenza il territorio armentese. L'attuale Cappella di S. Vitale presenta una pregevole copertura, con volte a crociera, poggiata su quattro pilastri, decorata con affreschi riguardanti la vita del Santo di Castronovo di Sicilia. Oggi è in stato di semi abbandono nonostante le continue attenzioni della signora Anna Lucia Ierardi e si teme per la sua stabilità. Per oltre trent'anni le funzioni di Chiesa Madre sono state svolte dalla bella ed accogliente Chiesa della Madonna Addolorata. La Nuova Chiesa Madre venne iniziata con la posa della prima pietra il 2 luglio 1957 ed inaugurata la notte di Natale del 1959 con il battesimo di Salvatore Magariello. La chiesa, dedicata a S. Luca, conserva al suo interno notevoli opere d'arte: una Madonna con Bambino in legno dorato del XVI° secolo, una tavola raffigurante la Madonna del Rosario tra S. Domenico e Santa Caterina, una tela del 1799 raffigurante una crocefissione tra S. Antonio ed il Beato Ilario, ed un prezioso polittico, di autore ignoto del XV° secolo su solida tavola di quercia a sfondo d'oro con al centro la Madonna con Bambino, a destra S. Vitale con un libro e la cipolla agiografica e a sinistra S. Luca con pastorale. In alto tra un frascheggio dorato è raffigurata la storica battaglia combattuta e vinta dagli Armentesi, guidati da S. Luca, contro i Saraceni.
Armento nei secoli è stata vittima di varie epidemie, calamità e razzie (le carestie nel 1462 e 1748; la peste nel 1630 e 1656; i terremoti nel 1659, 1694, 1857, 1908, 1930 e 1980; i trafugamenti di opere d'arte e reperti archeologici, quali enormi quantità di vasi di ceramica, il Satiro e la famosa Corona di Critonio, venuti fuori dagli scavi di Serra Lustrante e che fanno bella mostra di se nei principali Musei Europei) che negli anni ridussero drasticamente la popolazione, ne annientarono l'economia tentando di distruggerne le origini e la storia. Nonostante tutto ciò Ferdinando IV proclamò nel 1786 Armento Città Regia.
Notevole è stato il contributo degli Armentesi al Risorgimento e all'Unità d'Italia (come si leggerà in altra parte del volume) oltreché alle due guerre mondiali : i morti accertati di queste due ultime catastrofi sono ricordati nel Monumento ai Caduti che oggi sembra aver trovato una sede definitiva.
Anche il fenomeno del brigantaggio toccò gli abitanti di Armento dal 1860 al 1880-85. Ricordo vagamente che alcuni anziani Armentesi raccontavano nel secondo dopoguerra che sulla ruota di pietra che negli anni '50-'60 troneggiava in piazza Umberto I° tra casa Solimando e l'allora Dopolavoro (oggi sede dell'Ufficio Postale) erano state esposte le teste di alcuni briganti ammazzati a monito di chi fosse tentato dal seguirne le orme.
In occasione del Millenario della morte dei Santi Patroni Vitale (1990) e Luca (1993) la comunità armentese ha tributato ai venerabili monaci siciliani grandi festeggiamenti sia religiosi con solenni liturgie presiedute dai Vescovi lucani e dal Cardinale di Palermo S.E. Salvatore Pappalardo sia civili con un importante ed affollatissimo Convegno sul Monachesimo Basiliano in Basilicata con illustri relatori, primo fra i quali il Chiarissimo prof. Cosimo Damiano Fonseca, Magnifico Rettore dell'Università della Basilicata.
Nello stesso periodo (ottobre 1993) la comunità armentese godette di una indimenticabile udienza concessa in esclusiva in Vaticano dal Santo Padre Papa Giovanni Paolo II.
Oggi Armento sembra non avere più una sua precisa identità, presenta un'economia precaria, una popolazione abbastanza anziana e sempre più provata, con poche risorse e poche certezze : i giovani continuano ad emigrare attirati da tante chimere e delusi da tante false promesse abbattutesi sul paese con l'Unità d'Italia e con il boom economico degli anni '60-'70 che qui ancora è atteso. E così Armento continua a perdere i suoi gioielli, com'è avvenuto per il Cavaliere d'Armento o il Satiro in lotta o la Corona di Critonio.

Nino Caiazza

 

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